Il primo giorno di questo progetto è stato il più catastrofico ed illuminante allo stesso tempo. Ovunque, a casa, a lavoro, in ogni posto siamo circondati da materiali che quando non serviranno più verranno buttati.
Ma cosa succede ad un oggetto quando viene gettato?
Con un po’ di fortuna verrà riciclato. Ma la pattumiera indifferenziata, ad esempio, finisce negli inceneritori: grandi strutture che bruciando i rifiuti producono tonnellate di tossine e CO2 che impattano fortemente sull’ambiente inquinando l’aria che noi stessi respiriamo.
…in sostanza, respiriamo i nostri rifiuti.
Forte della convinzione che i cambiamenti partano dal basso, ho deciso, come primo passo, di darmi delle regole base. Innanzi tutto informarmi, approfonditamente, sull’argomento.
In secondo luogo: cambiare le mie abitudini.
Cosa c’è nella mia spazzatura? Le grandi categorie sono carta, vetro, plastica (tantissima plastica), rifiuti organici. E poi la terribile indifferenziata. Mi sono domandata se fosse possibile eliminare questo tipo di rifiuti dalla mia quotidianità, ed eventualmente: come?
La mia regola del giorno 1 è stata dunque: non comprare più nulla che sarebbe diventato un rifiuto.
Come potrei mai fare?
Andando per gradi. Ho deciso che per qualunque prodotto terminassi di tutti quelli che si trovavano già in casa, avrei cercato e studiato la soluzione più sostenibile che fossi riuscita a ideare. Questo era valido sia per il cibo, che per i prodotti di pulizia del corpo e della casa, per i vestiti, per i libri… per tutto insomma.
Un passo alla volta, è così che si percorrono i chilometri.
