Una settimana senza rifiuti plastici: giorno #5 – MERCOLEDI’

Oggi è già il quinto giorno dell’esperimento di una settimana senza produrre rifiuti plastici. Anche oggi, ripeterò che quanto riguarda l’igiene personale e la pulizia della casa, ho affrontato l’argomento negli due articoli precedenti, così come quello dei miei estratti di frutta a colazione. Ieri invece, quarto giorno, ho incontrato i primi limiti.

Anche oggi, dopo la doccia e il mio estratto di frutta per colazione, mi sono recata a lavoro con la solita borraccia ed un barattolo di semi di girasole per spuntino.
Oggi ho finito tardi di lavorare quindi non sono riuscita a recarmi al mio appuntamento settimanale: il mercoledì generalmente mi incontro con i ragazzi di RECUP, su cui ho recentemente condiviso un articolo, con i quali alla fine del mercato rionale sotto casa mia, passiamo a raccogliere tutti i rifiuti alimentari di frutta e verdura che accumuliamo e mettiamo a disposizione di chiunque volesse consumarli. Si tratta di merci in ottimo stato, che sottraiamo al circolo dei rifiuti, nell’ambito di un magnifico progetto di inclusione sociale: se volete saperne di più o contribuire, di seguito l’articolo con relativi riferimenti.

Tra le mie ricerche, nel pomeriggio, mi è capitato di scoprire una cosa che mi ha molto stupito e della quale non ero al corrente: lavoro su base quotidiana con email, seppur evito di stamparne per non sprecare carta, ne invio e ne ricevo veramente molte. Bene, oggi ho scoperto che anche le email inquinano.

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Come è possibile? Così: per via del CO2 che producono e, purtroppo, non è una fake news. Il problema è stato sollevato da RTE, la rete elettrica francese, nel diffondere consigli ai cittadini sul risparmio energetico. Da 4 a 50 grammi di CO2 per ogni email, a seconda della pesantezza del messaggio e dell’allegato contenuto. Questo calcolo avviene in base all’impronta hash che i file digitali lasciano a ripetizione nei data center, percorrendo il cosiddetto spazio digitale. E visto che in questo blog parlo tanto di consapevolezza nel consumo, è giusto anche sollevare queste questioni sui costi e benefici di tutti i gesti quotidiani che un cittadino medio può compiere.
Sostanzialmente nello spedire una email viene impiegata energia elettrica: secondo  i calcoli dell’istituto francese ADEME, la spedizione di una email da 1 megabyte si producono circa 19 grammi di CO2 (anidride carbonica, uno dei principali gas responsabili dell’effetto serra del pianeta e del surriscaldamento globale, con gravissime ripercussioni sull’ambiente. I 19 grammi di CO2 prodotti da una email sono la risultante della somma tra il consumo di energia elettrica del computer da cui si scrive e quello di tutti i dispositivi coinvolti nella spedizione e consegna del messaggio.
Pertanto con 8 messaggi email si produce l’equivalente in CO2 di un’auto che percorra 1km di autostrada. Fate un po’ i conti di quante email vengono spedite nell’azienda in cui lavorate, per esempio (moltiplicando il numero dei dipendenti per un numero medio di emails al giorno) e avrete il corrispettivo in emissioni di CO2.
Naturalmente è uno strumento di comunicazione ormai fondamentale, specialmente per il lavoro: la consapevolezza qui sta nell’evitare di mandare email inutili o catene di ogni sorta che, oltre ad intasare le caselle della posta, abbiamo anche scoperto essere inquinanti.

Sollevato questo argomento, di cui io stessa non ero a conoscenza, lascio al lettore un approfondimento (si spera) consapevole in relazione all’argomento.

Posto ciò, anche oggi sia la mia giornata lavorativa, che i miei pasti, si sono svolti in maniera del tutto ecosostenibile, senza la diretta produzione di rifiuti plastici né di altra sorta, salvo i rifiuti organici della centrifuga bevuta a colazione e la stampa cartacea di documenti a lavoro che, tuttavia, per questioni lavorative non potevano non essere stampati ed inviati a mezzo posta ai destinatari.

Anche oggi, dunque, mi ritengo soddisfatta sia da un punto di vista di produzione di rifiuti del tutto irrisoria e di approfondimento delle conoscenze sul tema. Rimango solo un po’ perplessa, da un lato, in relazione alla quantità di comportamenti che scopro essere – in un modo o nell’altro – inquinanti (nonostante fino a poco fa ne fossi del tutto all’oscuro) dall’altro rimango fiduciosa del fatto che quanto scrivo possa avere un ascendente positivo su qualcuno che possa, almeno, iniziare a farsi qualche domanda sull’opportunità di modificare le proprie abitudini poiché, si sa, ognuno fa la differenza.

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